
Giornata afosa oggi, avrei tanto voluto andare a mare per trovare un pò di refriggerio fra i flutti, tuttavia, causa milioni di impegni,non per ultimo il preparare la formazione della mia saquadra di fantacalcio, son rimasto a casa,perlopiù davanti al Pc.
Nonostante ciò, la mia mente vagava verso lidi più freschi e spiaggie assolate, ed in un macchiavellico turbine di pensieri, fantasticando sul mare, focalizzai una precisa meta balneare ...una perla della mia provincia, precisamente Scilla (per chi non la conoscesse Scilla è una località della costa tirrenica della provincia di Reggio Calabria facente parte del tratto costiero denominato "Costa Viola" ....bellissima spiaggia nonchè interessantissimo paesino, con le sue abitazioni abbarbicate su di un costone roccioso raggiungibili solo tramite infinite scalinate scoscese ed incastrate tra le case, e al culmine del promontorio, rivolto verso lo Stretto,come a volerlo sovrastare e sorvegliare si erge il Castello dei Ruffo risalente al X secolo).
A questo punto voi vi chiederete cosa ci sia di Macchiavellico in tutto cio, ...la risposta è data dal fatto che non mi soffermai a pensare alla spiaggia ed al mare per più di tanto ...nel giro di qualche istante al pensiero di Scilla(nella sua concezione balneare) ne collegai subito un'altro dagli sfondi mitologici.
Da buon conoscitore ed estimatore della mitologia mi venne subito in mente la storia della ninfa Scilla, da cui prende nome il paesino, ...è una bella storia, dunque, ho deciso di condividerla e di proporvela su questo Blog.
Siamo nella Magna Grecia, e sulle sponde tirreniche di Reghion(Reggio Calabria) dimorano genti, divinità e semidivinità ...prendiamo a soggetto due persone, per il momento "normali" ...un uomo ed una donna ...Glauco e Scilla. I due si amano da parecchio tempo e sono di una tale bellezza che assieme formano una coppia stupenda ...entrambi sono innamorati uno dell'altro.
Glauco è un pescatore ed un giorno torna dal mare con una pesca eccezzionale ...decide di fermarsi ad una spiaggia per distendere le reti ad asciugare ...lo stesso fa con i pesci per contarli.
All’improvviso i pesci cominciarono ad agitarsi in maniera insolita, ripresero le forze e divincolandosi tornarono in mare.
Glauco, preso dallo stupore, pensò che lo strano episodio dipendesse dall’erba del prato sul quale erano poggiati i pesci,e provò a mangiarne qualche filo.
Subito sentì nascere dentro di sè un nuovo essere in contrasto con la sua natura umana, fino a trasformarlo in un essere attratto irresistibilmente dall’acqua.
Oceano e Teti, dalla cui unione, secondo la mitologia, avevano avuto origine tutti i grandi fiumi, tra cui il Nilo, implorati dagli altri dei, lo trasformarono in un dio dalle sembianze acquatiche con barba verde,pinne e squame. Con queste sembianze, Glauco, subito si recò da Scilla spiegandogli l'accaduto ma la giovane rimase spaventata dal suo nuovo ed orribile aspetto e fuggi da egli.
Glauo,disperato, a questo punto decise di recarsi dalla Maga Circe (Che a sua volta era innamorata di glauco e provava gelosia per Scilla) per chiedere aiuto e la implorò di preparargli un filtro per far sì che Scilla tornasse ad amarlo. Ma Circe,invidiosa,preparò un tranello ...preparò una pozione di erbe e la diede a Glauco dicendogli di farla bere a Scilla.
Glauco a questo punto versò la pozione nella fonte a cui Silla era solita dissetarsi, ma nonappena la ragazza vi giunse e bevve da essa, subì un'orrenda trasformazione ...mentre la parte superiore del suo splendido corpo rimase immutata, la parte inferiore dello stesso degenerò e dal suo inguine nacquero sei spaventose teste di feroci cani latranti, dalle bocche dotate di tre fila di denti appuntiti, di cui non poté più liberarsi.
La leggenda vuole che Scilla, in preda alla disperazione, non avendo più il coraggio di mostrarsi agli occhi degli uomini, si rifugò in un antro naturale posto sotto la scogliera presso lo stretto, là dove la costa tirrenica si protende verso la Sicilia, a fronte del famigerato gorgo di Cariddi(appunto la località di Scilla).
Da lì, Scilla, seminava terrore tra gli incauti naviganti che passavano questo tratto di mare afferrandoli, con i lunghi colli a forma di serpente di cui erano dotati i suoi mostruosi cani, e divorandoli con le possenti mascelle, mentre distruggeva le loro imbarcazioni.
La leggenda vuole che l’unica creatura incapace di provare orrore per la mostruosità di Scilla fosse lo “Xiphias gladius”, meglio conosciuto come pesce-spada, che durante la stagione degli amori raggiungeva in grossi branchi questo tratto di mare proprio per corteggiarla(da qui l’abbondanza di pesce-spada lungo lo Stretto, che è motivo della tradizionale pesca).
Questa è la splendida storia di Scilla, ed indirettamente anche quella di Glauco ...scilla inoltre deve la sua fama anche ad Omero ed alla sua "Odissea", infatti, in essa si narra che, Ulisse, spintosi con la nave troppo vicino agli scogli di Scilla per allontanarsi dai gorghi di Cariddi, precipiti in mare e dopo aver assistito impotente alla morte dei suoi compagni d’avventura, riesca a scampare alla tragedia soltanto per l’intervento e la protezione concessagli da Crateide, madre di Scilla, dall’eroe greco invocata dietro suggerimento di Circe.
Voglio inoltre citare un passo dell'Odissea che la riguarda:
". . . . . .
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe"